Com’è cambiata la musica in questo decennio di rivoluzione digitale

Il nuovo decennio appena iniziato ha offerto uno spunto utile per molte riflessioni relative ad aspetti socio culturali che cambiano e si evolvono, in linea con l’evolversi delle nuove tecnologie. Uno dei cambiamenti più rapidi e allo stesso tempo totalizzanti, ha riguardato la musica.

Una vera e propria rivoluzione, che passa dai generi musicali fino alle abitudini di fruizione e che ha scritto nuove regole a cui tutti gli attori coinvolti hanno dovuto adattarsi. 

Una musica sempre più liqueeda

Un report del F.I.M.I. dedicato ad un confronto tra l’inizio e la fine del decennio appena passato mette in evidenza un dato che sancisce, di fatto, il passaggio da un’era all’altra della fruizione musicale: il consumo di musica tramite supporto fisico è passato dall’84% del 2010 al 26% del 2019 mentre quello dello streaming online è passato da un misero 2,5% al 63% attuale.

L’imposizione netta dello streaming ha portato ad una fruizione musicale molto più dinamica, veloce e profondamente legata ai social. Questo ha determinato lo sviluppo, ad esempio, di nuove figure professionali necessarie al nuovo mercato: su tutti, anche in questo settore, coloro che sono in grado di leggere e interpretare dati relativi alle abitudini di consumo e di fruizione sulle principali piattaforme.

La musica è condivisione 

I social, come per molti altri settori, hanno assunto un ruolo di estrema importanza all’interno del mercato musicale: i nuovi artisti comunicano direttamente con i loro fan e producono costantemente contenuti virali per tenere alta l’attenzione delle community.

Queste dinamiche hanno condizionato in maniera sempre maggiore l’intera gestione della pianificazione di un album o di un tour, dimezzando i tempi di gestione e promozione di un’uscita e i mezzi attraverso i quali veicolare i messaggi. 

Download? No, grazie

Il mercato musicale fa, quindi, ormai affidamento sullo streaming: quasi l’80% del fatturato relativo al mercato americano è arrivato da lì, supportato più dai supporti fisici (10%) che dal download digitale (8%). Sembra proprio quest’ultimo il settore più di tutti sul viale del tramonto, sostituito da soluzioni più pratiche e meno dispendiose per gli utenti.

Nuovi ascoltatori crescono

Con il passare degli anni, durante questo decennio sono cambiati anche gli ascoltatori: dopo una fase in cui l’intero mercato musicale sembrava essere finito in una crisi dovuta al disinteressamento dei più giovani, con i millenial prima e con la generazione Z poi, la musica ha vissuto una rinascita e un riavvicinamento dovuto proprio alla facilità con cui gli utenti, soprattutto i più giovani, hanno iniziato a muoversi all’interno delle piattaforme di fruizione musicale. 

Anche le canzoni, infine, si sono adattate alle nuove modalità di ascolto con l’obiettivo di essere più smart: e allora via gli intro musicali a favore di una canzone che inizi prima, largo spazio alla produzione digitale, con gli strumenti reali sempre meno preferiti (per questioni soprattutto pratiche) a quelli campionati dai software dedicati alla produzione e via libera ai featuring tra artisti, in modo da intercettare, a vicenda, la fan base dell’altro coinvolto.

Il profilo del nuovo ascoltatore medio

I cambiamenti profondi rispetto alle abitudini di fruizione e di ascolto non hanno, però, modificato un dato fondamentale: la musica continua ad accompagnare le nostre giornate e ad orientare il nostro mood. Il tempo medio trascorso in una settimana ad ascoltare musica è stimato intorno alle 17 ore.

A grande sorpresa, la musica si ascolta ancora in radio in percentuale addirittura maggiore dello streaming audio e video: il dato è strettamente legato al fatto che, tendenzialmente, ascoltiamo la musica in macchina muovendoci da un posto all’altro.

Gli adolescenti e, in generale, i ragazzi fino ai 24 anni ascoltano musica soprattutto tramite smartphone, usufruendo della musica in streaming tramite video in grande maggioranza (1 ascoltatore su 4 dichiara di non pagare un servizio in streaming perché può trovare tutto su Youtube) anche se sono in grande aumento (+45% rispetto al 2016) gli abbonamenti ai servizi di streaming paid.

Un presente liquido che viaggia ad alta velocità verso un futuro ancora più liquido e che ha una sola certezza: la musica non smetterà mai.