Leadership femminile, quando tutto diventa comunicazione

A pochi giorni dall’elezione negli Stati Uniti della prima vice presidente donna in circa 250 anni di storia politica americana, parlare di leadership al femminile sembra quasi un dovere morale.

Un grande salto per una donna, certo, ma ancora un passo troppo piccolo per l’umanità, quasi come se atterrare sulla Luna, in confronto, fosse una rilassante crociera spaziale sponsored by Elon Musk.

Sebbene, ad oggi, le caselle libere per le donne in ruoli di comando siano ancora poche, nella partita a scacchi con il patriarcato, quando si parla di comunicazione, sono proprio queste figure femminili a dare scacco matto al re.

Da Michelle Obama, alla “Squad” della giovanissima senatrice Ocasio-Cortez, la politica si fa attraverso una comunicazione sempre innovativa, fresca, digitale, al passo con i tempi, soprattutto quelli ultra rapidi delle generazioni più giovani.

MICHELLE OBAMA, la “first lady” della comunicazione 

Se pensiamo oggi al potere comunicativo di una leader donna è impossibile non tirare dritto fino a Michelle Obama. Al di là del valore e contesto politico, resta tutt’oggi una “prima donna” della comunicazione in molti campi, una che di certo sa come, dove e quando farsi ascoltare.

When they go low, we go high”. Facile, quando conosci e interpreti in modo corretto il valore da dare a ogni strumento utilizzato. Perfetto, quando addirittura fai del tuo corpo uno strumento, trasformando in comunicazione anche la scelta dei tuoi outfit.

Il suo Becoming, d’altronde, si è rivelato un vero e proprio caso letterario, diventando poi un world tour nei palazzetti in stile rock star, ripreso alla fine in un documentario in streaming prodotto da Netflix. Basterebbe già solo questa enorme capacità di riadattare e tradurre la propria storia e il proprio linguaggio per piattaforme comunicative così diverse tra loro, a darci un’idea della potenza di Michelle Obama.

Ultimo traguardo, Spotify, con il lancio di una serie di podcast, The Michelle Obama Podcastconversazioni su topic e problemi di tutti i giorni con alcune delle persone a lei più vicine, e l’invito a portare i podcast nella nostra realtà creando così un circolo virtuoso di condivisione di valori e discussioni costruttive.

ALEXANDRIA OCASIO-CORTEZ, la cover girl della politica americana 

Avviso a tutti i boomer alla lettura: sì, signori, si fa politica anche giocando ai videogiochi. 

Ce lo insegna Alexandria Ocasio-Cortez, la giovane deputata DEM americana, che nel corso della sua campagna elettorale, ha deciso di streammare su Twitch giocando ad Among Us, uno dei videogiochi più seguiti del momento. 

Il risultato? 439mila spettatori unici in diretta e oltre 5 milioni di visualizzazioni che l’hanno resa la terza streamer più vista di sempre, in una singola “puntata”, sulla piattaforma di gaming controllata da Amazon.  

Il segreto della comunicazione di AOC è capire come e dove intercettare il proprio target e che, per avvicinare Millennials, Generazione Z e Generazione Alpha alla politica, oggi, è possibile farlo su dei territori comuni, dimostrando che si condividono gli stessi valori, le stesse visioni, lo stesso linguaggio. 

Così, anche una seduta di beauty routine su Vogue diventa il pretesto per raccontare la propria vita professionale, il proprio credo politico e veicolare messaggi positivi come il superamento degli stereotipi e la celebrazione della diversità.

KAMALA HARRIS, la politica passa dal guardaroba 

We did it, Joe!”, esclama sorridente e con un po’ di fiatone al telefono, interrompendo la sua corsa del sabato pomeriggio. La prima donna (nera e asiatica) a ricoprire la sua carica in America, decide di postare il suo primo tweet da Vice Presidente in tuta da jogging.

Il guardaroba diventa un atto di comunicazione politica quando scegli di indossare una rainbow jacket al Pride di San Francisco del 2019 o quando al primo discorso da eletta, ti mostri in tailleur bianco, colore simbolo delle suffragette. 

Gli abiti di Kamala Harris parlano, comunicano, raccontano una politica che abbraccia le minoranze e le diversità, che mette le donne al centro. Dopotutto ce lo aveva già insegnato Michelle Obama quanto con un semplice look fosse in grado di influenzare l’andamento dei mercati e quello dell’opinione pubblica.

In barba a tutti quelli che pensano che un outfit sia solo un insieme di capi o a chi non vede come i vestiti stanno cambiando il loro “purpose”. Potete approfondire qui.

Qualcuno ha detto “prima” gli italiani, forse era meglio dire “ultimi”

Bello questo sogno americano, ma in Italia? Volendo analizzare la leadership femminile nostrana, la strada da fare è più lunga e faticosa del Cammino di Santiago fatto a piedi, con una gamba ingessata e le stampelle.

Ma, ehi, anche la speranza è donna e come sappiamo, a morire ce ne mette! Ecco allora un po’ di figure femminili che quando si tratta di dire le cose, sanno come farlo e vale la pena seguire:

 

E un po’ di testate, riviste e progetti fuori dagli schemi e con i giusti spazi per tutti/e: