Fashion e virtual influencer: a che punto siamo?

Carpe diem. Può sembrare la solita frase fatta ma in questo contesto non lo è assolutamente: in un mondo in continua trasformazione e in una società in cui tutto sembra scorrere velocemente davanti ai nostri occhi senza darci neanche il tempo di accorgercene, bisogna necessariamente cogliere l’attimo per non essere travolti e “restare indietro”, per emergere sulla massa, per essere originali, per essere notati, soprattutto nell’ambito lavorativo.

Questo è, oggigiorno, l’obiettivo principale che si pongono in particolare i brand di moda, soprattutto quelli appartenenti al fashion di lusso: ma in che modo? Come possono i brand di moda, oltre a presentare collezioni sempre più fashion e travolgenti, oltre ad organizzare sfilate e party all’ultimo grido, vincere sugli altri?

Questa volta non basta avere una mente da Art Director con i fiocchi, questa volta non si tratta di emergere sul mondo reale, ma nel fatidico mondo social, virtuale, di internet. Questa volta bisogna proprio attuare “Carpe diem”. Come fare? Servono soltanto due parole: VIRTUAL INFLUENCERS. 

Personaggi social non reali, bensì generati dai computer più ingegnosi del mondo che sono tremendamente efficienti nel mondo dell’influencer marketing e che stanno guadagnando sempre più popolarità.

Lo conferma la piattaforma di analisi social HypeAuditor, affermando che “i virtual influencer registrano un tasso di engagement tre volte più elevato degli influencer reali”, ciò vuol dire che gli utenti sono molto più coinvolti dai contenuti di questi influencers “virtuali” piuttosto che da quelli reali in carne ed ossa. Ma chi sono i virtual influencers? Che aspetto hanno?

Welcome to the world of virtual influencers

Prima di tutto bisogna delineare una cosa molto importante a riguardo: il target. Sembra che gli utenti di sesso femminile tra i 18 e i 25 anni rappresentino la fetta di pubblico più interessato ai virtual influencers e ai contenuti da loro pubblicati (forse perché in realtà questi influencers sono tutte “donne”? Vedremo). 

Giugno 2016, “nasce” e compare per la prima volta su Instagram Miquela, la prima influencer virtuale. Fin da subito inizia a comportarsi come una vera e propria fashion blogger indossando capi “regalati” dai brand di moda più lussuosi come Balenciaga, Chanel o Supreme.

Infatti, dopo poco tempo, Miquela viene “invitata” alle sfilate di tutti i brand di moda più famosi, come ad esempio Prada, creando anche delle vere e proprie collaborazioni con i brand stessi.

Oggi, @lilmiquela, nickname di Instagram, vanta 2,1 milioni di followers ed è una tra le più famose virtual influencers in circolazione.

Aprile 2017: “nasce” Shudu, una virtual influencers bellissima, di colore, con la pelle luminosa come se fosse vera.

Fin da subito ha riscontrato un grande successo arrivando, nel 2019, ad essere utilizzata da Rihanna per la sua linea di cosmetici “Fenty Beauty”. Oggi, @shudu.gram, vanta su Instagram ben 200mila followers, molti di più di tante modelle in carne ed ossa.

Noonoouri invece, ha 18 anni, è alta 1.50, vive a Parigi e si interessa di beauty, moda, lusso, travel, lifestyle, arte e questioni sociali. Dopo Miquela, si può dire che lei è il miglior esempio di quanto un prodotto digitale possa diventare pura realtà.

Una vera e propria modella che tutti i brand stanno ingaggiando per le loro campagne pubblicitarie, tra cui: Dior, Versace, Valentino, con i quali ha avviato anche varie collaborazioni “disegnando” capi di grande successo.

Oggi, @noonoouri vanta 353 mila followers su Instagram, sul quale posta fotografie in compagnia dei personaggi più influenti del momento, come Chiara Ferragni.

Il Carpe Diem nel ventunesimo secolo

Ci sono molte idee e pareri contrastanti sulla questione virtual influencers, ci si chiede: sono più efficaci delle influencers in carne ed ossa? Dove porterà questa strada? Conviene o non conviene ai brand utilizzare personaggi del genere?

Tutto questo rappresenta un grande punto interrogativo. Certo è che, guardando la questione con occhi positivi, i pro sono tanti: a differenza delle influencers “reali”, le virtual influencers sono più facili da gestire, o meglio, un brand può tranquillamente gestirle nel modo in cui meglio crede, non bisogna inviare loro vestiti o scarpe, non ci sono biglietti aereo o alberghi da pagare, non hanno difetti che non si possono correggere.

Inoltre, le opportunità per i brand che utilizzano questi personaggi virtuali non sono da sottovalutare: prima di tutto, l’utilizzo di questi ultimi permette di non intaccare la cosiddetta Brand Image, evitando, scegliendo un personaggio reale “in carne ed ossa”, possibili ed eventuali scandali che potrebbero danneggiare la reputazione di marca.

In secondo luogo, i brand che vogliono cimentarsi nell’utilizzo di virtual influencers possono controllare e veicolare i messaggi che desiderano divulgare in ogni momento e in base alle proprie necessità.

Con le influencer “reali”, i  messaggi trasmessi sono infatti inevitabilmente arricchiti dalle loro personalità e opinioni che potrebbero essere differenti dalle effettive intenzioni del brand. Con gli influencer virtuali invece, la probabilità che questo accada è esclusa, poiché i brand hanno la possibilità di plasmare la loro personalità a loro piacimento. 

Tutto ciò fa paura, è vero, ma una cosa è certa: questo è un perfetto esempio di Carpe Diem nel ventunesimo secolo. Sta a voi scegliere da che parte stare.