Digital Design Days 2017 Review

Articolo blog
05/06/2017 • scritto da Danilo Argine
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Si sono da poco conclusi gli OFFF Digital design Days a Milano, kermesse che ospita i più importanti visionari e innovatori italiani ed internazionali. Una serie di conferenze e workshop che pongono l’attenzione sulla figura del designer e sulle sue sfide, quotidiane e future.

Partiamo con un po’ di numeri: circa 1500 partecipanti (500 in più rispettoalla scorsa nonché prima edizione), 24 paesi coinvolti, 40 conferenze, 9 workshop.

Il tutto racchiuso in una location, “La Fabbrica del Vapore”, perfetta per ospitare un evento di questa portata. Una fabbrica ristrutturata del 1800, un open space dove i mattoncini rossi e gli altissimi tetti in legno si fondono perfettamente con i divanetti e le lampade vintage e rendono il festival ancora più suggestivo. Respiriamo da subito aria di internazionalità.

Oltre ai due stage, la purple room che ospita le conferenze degli ospiti stranieri e l’aqua room dove l’atmosfera è molto più intima e i talk assumono l’aspetto di una conversazione tra amici, all’interno della struttura è stata allestita anche un’area relax, ideale per lanciarsi sugli enormi pouf e riposare durante le brevi pause.

I tre giorni sono trascorsi in maniera frenetica, saltando da una sala all’altra, cercando di assorbire informazioni e input, fotografando e prendendo appunti. Ma mettere insieme i pezzi del puzzle non è stato poi così semplice.

Quale sarà il futuro del Digital Design? Quali saranno le tendenze per i prossimi anni? Quali i più utilizzati?

L’esperienza appena trascorsa ci ha fatto capire che non si può parlare di tendenze ma di nuove consapevolezze: il ruolo del digital designer si sta rapidamente trasformando in qualcosa di più complesso, non basta più creare contenuti efficienti ma bisogna stupire, emozionare.

Il designer è come un pirotecnico: deve avere esperienza nel suo campo, sporcarsi le mani quando serve, saper gestire situazioni alquanto pericolose, avere una timeline perfetta.

I suoi lavori sono invece i fuochi d’artificio, uno spettacolo sempre diverso creato da immagini e suoni. Il compito del designer è quello di lasciare lo spettatore sempre a bocca aperta, pronto ad esplodere in un applauso al termine dell’ultimo scintillio dei fuochi.

Può succedere allora che le foreste prendano vita nel progetto “Foresta lumina” della Moment Factory, che dei semplici dati sull’inquinamento diventino delle collane grazie al lavoro meticoloso di Stefanie Posavec (interessante anche tutto il lavoro “Dear Data” presente al MoMa Di New York), che un video per pubblicizzare la nuova tavoletta grafica Wacom diventi una danza di piume nello spot dei Future Deluxe.

Quello che emerge è che tutte le nuove tecnologie sono lo strumento per creare contenuti che sappiano emozionare, per questo nei prossimi anni sentiremo sempre più parlare di realtà virtuale e aumentata applicate alla vendita online, di chatbot sempre più efficienti ma anche progetti che sfruttano la tecnologia per aspetti più legati ad un’esperienza “emozionale”, come i video mapping o l’interaction design.

Più che di brand, di marketing o di strategie, si è parlato di libertà e di ottimizzazione dei fallimenti che diventano occasione di imparare. Tutte belle parole, anche se sappiamo bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo i budget.

Tuttavia, questa full immersion ci ha dato nuova energia e tanta voglia di mettersi in gioco. Siamo pronti ad accendere la miccia per il prossimo spettacolo.

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